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IL TESTO E
L'AUTORE
Ai
piedi del Gargano, nello scenario suggestivo della Laguna di
Lesina – esordio del Parco Nazionale omonimo – col suo istmo che
la separa dal mare ed il mondo neorealista dei pescatori degli
anni ’60, due adolescenti, fra acque cielo e poesia… un fiume
incredibilmente bello di poesia, vivono una fra le più
emozionanti vicende d’amore mai narrate, cesellata con
delicatezza e sensibilità rare e che cattura con un’ansia
divorante di scoprire il finale… una perla preziosa… da anni non
leggevo un romanzo così bello e coinvolgente.
Anna Lucia Di Nauta
…il grido di Nìgghje cattura prepotentemente il cuore, fa
innamorare di sé, trascina lontano, lontano in un abbraccio
caldo di desideri ritrovati; è lì, a pagina 72, la cosiddetta
"frase topica", rivelatrice del tutto, tesa verso quel sogno di
libertà, quel sogno di vita, quella voglia di cielo e di
tenerezza che nessuna storia umana, nemmeno la più cruenta,
potrà mai indebolire.
Pertanto, prende forma e sostanza la ribellione verso ogni
oppressione e sopruso, prende forma il riscatto di civiltà e
popoli violati, prende forma la difesa da quell’anima
destruens che, malamente, si cela negli apparati del
vagheggiato post-moderno.
…I luoghi e le cose, ancor più degli uomini e della loro
scienza, posseggono e conservano i segreti e le verità della
Storia e delle storie, proprio come Pantà-n, i
Prè-t Nì-r, u Sànn-r.
Questo dialogo, a volte sommesso, a volte gridato, tra l’uomo,
la sua terra e la Laguna, affascina e commuove, mentre rimanda a
quelle raffinate tessiture narrative della tradizione letteraria
più pregiata.
…Un’opera bellissima… in me rigenera il pensiero che torna a
stagliare, tra le distese del Tavoliere Pugliese un susseguirsi
ora veloce, ora più lento, di immagini e di volti…
Vilma Maria De Sanctis
Chieti, 29 dicembre ‘04
Egr. Sig. Aquilano,
ho
letto il suo romanzo e le dico subito che l’ho trovato molto
interessante, anzi – per alcuni aspetti – persino originale. Mi
è piaciuto, infatti, e soprattutto, quella suggestiva tessitura
di lingua e dialetto: una tessitura mai gratuita né superflua,
che nasce dalle stesse cose e che dà
un’impronta di necessità all’espressione del racconto, al suo
narrarsi dal profondo, al suo essere voce di memoria e di
personale esperienza.
Ma
il dialetto, anche, imprime alla scrittura un tono di
“coralità”, perché dietro alle parole lascia intendere la
vicenda di un’intera generazione (la sua) e di una realtà
sociale che ha faticato non poco a pervenire ad una piena
identità. Le note, poi, che inserisce di pagina in pagina,
recuperano un patrimonio di conoscenze che altrimenti sarebbe
destinato a perdersi (e che forse si è già perduto nella
consapevolezza dei giovani), arrecando altri pregi al suo
lavoro, il quale va preso così, nella sua interezza.
Capisco le perplessità che taluno potrebbe avanzare in ordine ad
alcuni passaggi della narrazione. Ma le opere d’arte vanno
giudicate solo sul piano… dell’arte; non dunque su quello della
morale o della politica, o della fede. Le suggerisco, quindi, di
non “tagliare” nulla e di lasciare tutto com’è.
Anche il titolo ha la sua suggestione, e si capisce presto che
Nigghje è lei, e – attraverso lei – il suo
“mondo”, del quale riesce a tracciare un affresco
storico-sociale assai potente, dalle salde nervature e dalle
forti valenze documentali.
Certo che il suo paese (la sua gente, la sua stessa generazione)
le debba molto, per quel che lei restituisce oggi e consegna
agli uomini di domani. Ho piacere d’averla incontrata e
dell’opportunità che mi ha fornito di leggere in anteprima il
suo romanzo, al quale auguro ogni buona fortuna.
Una cordialissima stretta di mano.
Vito Moretti
GENNARO
AQUILANO nasce a Lesina (Fg) il 13 gennaio 1957, in una famiglia
di pescatori. Vive ad Apricena (Fg) dove insegna Educazione
Fisica nella Scuola Secondaria Superiore. Questa è la sua opera
d’esordio. |